Windtre e Vodafone multate per aver modificato le tariffe senza aver correttamente informato i clienti

Con due provvedimenti l’Agcom ha multato sia Wind Tre che Vodadone accusandole di aver introdotto nuovi consti mensili per alcune offerte di linea mobile a consumo.

 

WIND E QUEI 4 EURO IN PIÙ…

Diverse segnalazioni da parte di utenti Wind hanno lamentato di aver ricevuto, da parte del loro gestore il seguente SMS:

 “Modifiche contratto: dal 23/9 (ndr o data successiva) la tua offerta cambia. Costo 4 E/mese con traffico incluso di pari importo, chiamate Naz a 29c/minuto no scatto/risp e tariff a sec, sms 29Ec, 1 GB a 99Ec/giorno. Recesso senza costi da web. Racc. A/R, PEC, 159, negozi o cambio operatore fino al giorno prima della variazione. Maggiori info su sito Wind Tre menu Wind Tre informa”.

 Dalle segnalazioni era emerso anche che sia per iscritto che tramite call center, gli utenti non avevano la possibilità di passare gratuitamente ad altro piano a consumo senza costi fissi, in violazione della normativa.  

l’introduzione di un costo fisso mensile per diverse offerte di rete mobile a consumo che ha leso il diritto degli utenti di poter fruire dei servizi secondo la tariffazione prescelta al momento dell’adesione ai diversi piani di base impattati dalla condotta censurata. Va considerato, inoltre, il considerevole vantaggio economico conseguito dalla Società, atteso che la condotta, attuata a partire dal 20 settembre e 5 ottobre 2020, ha interessato numerosi clienti ed è tuttora in atto. Pertanto, la violazione può ritenersi di durata breve ed entità consistente” spiega l’Agcom.

 

Data la gravità della violazione, l’Autorità ha sanzionato Wind Tre per 696mila euro per aver introdotto un costo fisso mensile “del tutto estraneo al rapporto contrattuale originariamente istaurato.

 

I 5 EURO EXTRA DI VODADONE E LE “SIM DORMIENTI”

Situazione simile è accaduta anche a Vodafone, che è stata condannata a pagare una multa di 522mila euro per le cosiddette “Sim dormienti”. Tra settembre 2019 e gennaio 2020 l’Autorità ha ricevuto una serie di segnalazioni da parte di utenti che sostenevano di aver subìto inaspettatamente, da parte di Vodafone, addebiti sotto la voce “internet abbonamento” per SIM ricevute diversi anni addietro a titolo gratuito e con piano a consumo, mai utilizzate o inutilizzate ormai da tempo. 

Sotto diverso profilo, in ordine alle informative rese agli utenti, si è constatato che, verosimilmente, essi non abbiano prestato attenzione alla fattura, peraltro di valore pari a 0 euro, inviata dall’operatore anche dopo lunghissimi periodi di assenza di qualsivoglia rapporto commerciale, al solo fine di inserirvi la comunicazione della modifica contrattuale relativa alla introduzione di un costo fisso. Inoltre, la Società ha inteso assolvere agli oneri informativi imposti dalla normativa di settore vigente inviando, tramite e-mail, la predetta fattura a indirizzi di posta elettronica acquisiti in fase di adesione contrattuale anche a distanza di anni da tale adesione e/o dall’ultimo utilizzo del servizio, quindi senza alcuna garanzia circa la efficacia di tale modalità di comunicazione, sia in termini di validità dell’indirizzo utilizzato, sia di ragionevole probabilità che detta comunicazione ricevesse adeguata attenzione da parte del destinatario. Tanto premesso, con atto di contestazione n. 2/20/DTC, è stato avviato un procedimento sanzionatorio per la violazione dell’art. 70, commi 1 e 4, del Codice, condotta sanzionabile ai sensi dell’art. 98, comma 16, del medesimo Codice.

Quanto alle modalità con cui sono state fornite le informative alla clientela, le argomentazioni addotte dalla Società non risultano condivisibili, posto che soprattutto in casi, come quello in esame, in cui si abbia evidenza di un prolungato inutilizzo dei servizi da parte degli utenti, l’invio di comunicazioni a indirizzi e-mail forniti in tempi risalenti non può costituire un valido strumento che garantisca la tempestiva conoscenza di imminenti variazioni contrattuali e, di conseguenza, l’assunzione di scelte consapevoli da parte degli utenti medesimi.

 “L’introduzione di un costo fisso mensile per il piano a consumo “Internet abbonamento” ha leso il diritto degli utenti di poter fruire del servizio dati secondo la tariffazione prescelta al momento dell’adesione. Va considerato, inoltre, il rilevante vantaggio economico conseguito dalla Società, atteso che la condotta, attuata a partire dal 14 luglio 2019, ha interessato numerosi clienti. Pertanto, la violazione può ritenersi di durata media ed entità consistente” si legge nella delibera.

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