AGCOM multa Wind Tre per i costi di disattivazione degli ultimi anni

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Tutto nasce a partire dal mese di Febbraio 2022, quando l’AGCOM ha ricevuto diverse segnalazioni da parte di clienti che hanno lamentato di aver ricevuto, da parte dell’operatore, costi eccessivi e ingiustificati a seguito della cessazione del contratto.

L’AGCOM con la Delibera 183/23/CONS1 del 1 Agosto 2023 ha sanzionato l’operatore con una multa di oltre 460 mila euro a causa dei costi di disattivazione della rete fissa applicati negli ultimi 5/6 anni dall’operatore, per violazione dell’art. 1, comma 3, del Decreto Bersani, in combinato disposto con quanto previsto dalle Linee guida di cui alla delibera n. 487/18/CONS, determinando quindi un esborso maggiore del dovuto per una moltitudine di clienti.

La società Wind Tre ha applicato, sia per i contratti stipulati prima della entrata in vigore delle Linee guida approvate con la delibera n. 487/18/CONS sia per alcuni contratti stipulati successivamente, costi di recesso e trasferimento delle utenze non in linea con la citata delibera non giustificati e determinati in maniera del tutto avulsa sia dai costi realmente sostenuti dall’azienda che dal canone implicito previsto dalla singola offerta sottoscritta dagli utenti.

Wind3 ha tentato di difendersi, tra l’altro, asserendo che il nuovo Codice delle Comunicazioni glielo permettesse. Tesi rigettata dall’Autorità:

“Per quanto concerne, invece, la tesi sostenuta da Wind Tre relativa all’abrogazione tacita/implicita delle Linee Guida adottate con delibera n. 487/18/CONS per effetto di quanto disposto dal comma 4 dell’art. 98-septies decies del d.lgs. n. 207/2021, il quale circoscriverebbe l’ambito di esclusione dell’applicazione dei costi di disattivazione ai soli casi di recesso a fronte di proroga automatica, consentendo tale applicazione in tutte le altre ipotesi, si ritiene che essa sia infondata.”

In merito alla valutazione della gravità della violazione l’Autorità per le Garanzie nelle Telecomunicazioni afferma che:

“la condotta tenuta dalla Società, consistente nell’applicazione di costi non dovuti, ha ostacolato il legittimo esercizio del diritto di recesso da parte degli utenti e, quindi, condizionato la mobilità e la concorrenzialità tra i diversi operatori presenti nel mercato di riferimento.

Occorre, inoltre, considerare che l’imposizione di costi non dovuti ha generato un pregiudizio economico a carico degli utenti, cui è corrisposto un rilevane e indebito vantaggio economico per la Società.

In considerazione dell’attualità della condotta, perpetrata già a decorrere dall’entrata in vigore della delibera n. 487/18/CONS fissata al 17 dicembre 2018, la violazione può ritenersi di durata molto prolungata e di notevole entità”).

 

Il “nuovo” costo per la disattivazione della linea fissa Wind Tre

Per adeguarsi alla delibera, ma espressamente senza farvi acquiescenza, Wind3 ha dovuto aggiornare la tabella dei costi di cessazione o trasferimento utenza fissa (QUI il documento) inserendo la seguente indicazione: In caso di recesso anticipato dal contratto fisso sarà previsto l’addebito di un costo 1 pari a 22 euro (+ IVA per partita IVA) invece del maggior costo realmente sostenuto da Wind Tre come attualmente previsto dalle condizioni generali di contratto“.

Dunque, adesso per il recesso anticipato dal contratto di rete fissa, invece del maggior costo previsto dalle condizioni di contratto WindTre sarà addebitato un importo pari a 22 euro più IVA, tuttavia, come già accennato, l’operatore specifica come di seguito: “L’applicazione del costo sopra indicato deve considerarsi provvisorio per rispettare le indicazioni di AGCOM in materia e senza fare acquiescenza. Wind Tre si riserva il diritto di applicare il costo effettivamente sostenuto in caso di esito favorevole della impugnativa delle suddette indicazioni AGCOM o di modifica normativa in tal senso”.

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