Infezioni protesi anca e ginocchio: quando spetta il risarcimento

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Le infezioni delle protesi anca e ginocchio rientrano tra le complicazioni che interessano maggiormente i pazienti che si sottopongono ad interventi protesici.

Approfondiamo l’argomento e vediamo quando spetta il risarcimento dei danni.

 

 

Le infezioni protesiche al ginocchio e all’anca

Le infezioni protesi anca o ginocchio possono sorgere quando, a seguito di un intervento chirurgico di applicazione di questi dispositivi artificiali, il paziente manifesti complicazioni.

Tra queste, molto diffuse sono le infezioni protesiche che si manifestano dopo un’operazione o nelle settimane successive con sintomi di vario tipo, come febbre, arrossamento e infiammazione della ferita, forti dolori.

Medici e personale sanitario devono osservare tutte le misure necessarie per minimizzare il rischio di contrarre questi batteri patogeni.

Se, quindi, il loro insorgere è dovuto ad una negligenza medica, ci si trova dinanzi ad una caso di malasanità e si avrà diritto al risarcimento dei danni per errore medico.

 

Il risarcimento per infezioni periprotesiche

Tra i rischi maggiori degli interventi di chirurgia ortopedica vi sono le complicazioni dovute ad un’infezione protesi anca o ad un’infezione protesi ginocchio.

Tali conseguenze possono provocare uno stravolgimento delle normali abitudini di vita del paziente, il quale potrebbe anche essere costretto a subire un nuovo intervento.

Se quindi a seguito dell’operazione, anziché migliorare, le condizioni di salute sono peggiorate, il danneggiato potrà ottenere un risarcimento per infezione periprotesica qualora dimostri il nesso tra il comportamento tenuto dai sanitari e il danno riportato dal paziente, e cioè che questo è conseguenza di una condotta medica negligente, imprudente o imperita.

 

La responsabilità dei medici per le infezioni protesi anca e ginocchio

Se si contrae un’infezione protesi ginocchio o anca dovrà indagarsi sulla sussistenza di una responsabilità medica.

Al riguardo, pertanto, sarà necessario procurarsi tutta la documentazione medica, cominciando dalla cartella clinica reperibile presso l’ospedale o clinica presso cui si è stati operati.

A quel punto dovranno effettuarsi tutti gli accertamenti del caso con l’ausilio di medici legali e specialisti ortopedici che potranno valutare l’origine dell’infezione protesica e se è rintracciabile una condotta negligente della struttura sanitaria o del medico.

Se vi sono i presupposti, sarà possibile richiedere il risarcimento dei danni tanto al singolo professionista (che risponde a titolo di responsabilità extracontrattuale ai sensi dell’art. 2043 c.c.) quanto nei confronti della struttura ospedaliera (che risponde per responsabilità contrattuale ex articoli 1218 e 1228 c.c.).

 

I danni risarcibili per infezione protesi ginocchio e anca

Nei casi di malasanità per l’infezione protesi anca o ginocchio è possibile ottenere il risarcimento per i danni:

  • patrimoniali, ovvero per le spese mediche, di cura, di riabilitazione o per nuovi interventi chirurgici, ma anche per il mancato guadagno dovuto alla riduzione della capacità lavorativa che l’infezione ha provocato
  • non patrimoniali, cioè per il danno biologico dovuto alla lesione dell’integrità psicofisica, il danno morale provocato dalle sofferenze psicologiche, nonché per quello esistenziale, cioè per lo stravolgimento delle normali abitudini di vita del paziente.

 

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FOCUS

L’onere probatorio del paziente e dei medici: Cass. Civ. n. 26700 del 2018

Per ottenere il risarcimento per un infezione protesi anca o ginocchio è necessario dimostrare che la complicazione è connessa ad una condotta medica negligente.

Poi spetterà al medico o alla struttura sanitaria provare il corretto adempimento dei loro doveri e, in particolare, l’adozione di tutte le misure e le cautele prescritte dalle normative vigenti per evitare l’insorgere dell’infezione.

La Corte di Cassazione ha più volte ribadito questi principi e possiamo richiamare quanto affermato in una pronuncia:

“in tema di responsabilità contrattuale della struttura sanitaria, incombe sul paziente che agisce per il risarcimento del danno l’onere di provare il nesso di causalità tra l’aggravamento della patologia (o l’insorgenza di una nuova malattia) e l’azione o l’omissione dei sanitari, mentre, ove il danneggiato abbia assolto a tale onere, spetta alla struttura dimostrare l’impossibilità della prestazione derivante da causa non imputabile, provando che l’inesatto adempimento è stato determinato da un impedimento imprevedibile ed inevitabile con l’ordinaria diligenza…” (Cass. Civ., n. 26700 del 23 ottobre 2018).

 

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